Neurobranding Simona Ruffino

neuroni specchio e neurobranding: attiviamo link emotivi

Fare branding utilizzando il neurobranding vuol dire costruire link emotivi con il nostro pubblico. Attivare processi empatici è il segreto per vincere la battaglia dell’attenzione.

Questi processi li affermiamo attraverso qualsiasi tipo di contenuto e se per un verso devono rispettare la corretta grammatica della comunicazione, dall’altro devono aspirare a diventare vettori di emozioni. Leggi il mio articolo sulle emozioni.

Sappiamo che le persone riescono a memorizzare di più quando si sentono emotivamente coinvolte, quando riescono ad immedesimarsi quando, in termini neuroscientifici vengono attivati i neuroni specchio.

I NEURONI SPECCHIO: la potenza dell’empatia.

I neuroni specchio sono stati scoperti da Giacomo Rizzolatti e dai suoi colleghi ricercatori di Parma. Sono dei neuroni che sono posizionati nei lobi frontali del nostro cervello, collegati ai neuroni motori (cioè quelli che vengono attivati quando dobbiamo compiere un’azione) e si attivano anche quando a compiere l’azione è qualcuno diverso da noi.

Sono sorprendenti perché in qualche maniera ci consentono di assumere il punto di vista di un’altra persona: è grazie a loro che ci emozioniamo quando vediamo gli altri commuoversi o entriamo in contatto con una immagine capace di farci sentire come l’altro.

I neuroni specchio si sviluppano anche per l’empatia. E di conseguenza, con loro si creano dei veri e propri sentimenti che affermano, poi, le nostre azioni e le nostre reazioni.

Tutto questo nella comunicazione è un potente strumento che può essere eticamente utilizzato con l’obiettivo di creare messaggi di valore e funzionali anche al business.

Neuroni Specchio e Neurobranding

Neurobranding per costruire grandi storie.

Fare branding vuol dire sostanzialmente costruire una grande storia e per farlo voglio prendere in esame un esempio antico ed illustre che, però, ci rivela, a mio parere, una grande verità.

Aristotele ne la “Retorica” sostiene che esitano tre elementi per costruire una grande storia: Ethos, Pathos e Logos. Mi piacerebbe che si tenessero in considerazione anche quando andiamo a costruire l’architettura identitaria dei nostri brand per fare in modo che riescano ad essere più validi emotivamente.

Provo a fare una traslazione al branding seguendo le indicazioni secondo cui per Aristotele una grande storia si compone per:
il 10% di ETHOS: mettendo in evidenza l’esperienza diretta dell’Io narratore (del brand nel nostro caso), le prese di posizione, i successi, i valori morali.
– il 65% di PATHOS: le EMOZIONI
, gli input condivisi, le difficoltà che supererai, l’universo emotivo e sentimentale. ( i bisogni edonistici)
il 25% di LOGOS: i benefici utilitaristici, i fatti, i numeri, le recensioni.

Quando come professionisti lavoriamo per alla comunicazione e alla strategia marketing dobbiamo essere bravi a capovolgere i paradigmi che ci fanno ragionare su ogni singolo elemento provando ad avere una visione concatenata della grande storia che stiamo costruendo

Essere consapevoli di come funziona il cervello e di come le nostre azioni possono essere rafforzate è un punto di partenza imprescindibile per fare un buon lavoro.

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