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	<title>brand positioning Archivi - Simona Ruffino</title>
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	<description>Brand Strategist &#38;Neurobrand Specialist. Aiuto a costruire e comunicare meglio l&#039;identità della tua impresa.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2021 11:11:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>brand positioning Archivi - Simona Ruffino</title>
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		<title>l&#8217;autorevolezza passa dal contesto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 11:11:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autorevolezza passa dal contesto, è vero. Negli ultimi anni abbiamo visto l&#8217;incrementarsi delle piattaforme social media e su di esse un gran numero di professionisti e brand attivare le loro strategie di brand positioning. Essere presenti non è però sufficiente affinché l&#8217;obiettivo della costruzione del prodotto cognitivo si realizzi. Una cosa importante che alcuni sembrano&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/quando-lautorevolezza-passa-dal-contesto/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">l&#8217;autorevolezza passa dal contesto</span></a></p>
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<p>L&#8217;autorevolezza passa dal contesto, è vero. Negli ultimi anni abbiamo visto l&#8217;incrementarsi delle piattaforme social media e su di esse un gran numero di professionisti e brand attivare le loro strategie di brand positioning. Essere presenti non è però sufficiente affinché l&#8217;obiettivo della costruzione del prodotto cognitivo si realizzi. </p>



<p>Una cosa importante che alcuni sembrano non tenere presente è che l<strong>a comunicazione non riesce ad essere efficace a prescindere dal luogo in cui viene immessa. </strong></p>



<p>Le abitudini di fruizione e il grado di attenzione necessaria per cogliere il focus comunicativo variano di piattaforma in piattaforma, per questo è importante saper identificare il dove ed il come in maniera estremamente puntuale. </p>



<p>Se non facciamo questo passaggio antecedente corriamo il rischio di non ottimizzare i tanti sforzi di comunicazione e di strategia: l&#8217;autorevolezza e la percezione dei nostri contenuti ( e di conseguenza del nostro brand e del nostro personal brand) passano esattamente dal grado di attenzione che riescono a catturare. </p>



<h2 class="wp-block-heading">autorevolezza e contesto</h2>



<p><strong>Nicolás Gómez Dávila</strong> scriveva che &#8220;La suprema qualità di uno stile è l&#8217;autorevolezza&#8221;, ma questa può essere interpretata in maniera differente, appunto, sui diversi canali in cui la espliciti. Per esempio da un pò di tempo a questa parte ho smesso di utilizzare il mio profilo Facebook per divulgare il mio materiale di neurobranding e neuromarketing affidando questa mansione solo al mio <a href="https://www.simonaruffino.it/the-branding-network/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruppo Chiuso</a> e al Canale Telegram. Su LinkedIn produco solo alcuni tipi di contenuti e su Instagram altri, ovviamente in formati diversi e indirizzati a target differenti. </p>



<p>Ma l&#8217;approfondimento lo regalo solo alle persone che hanno chiesto di riceverlo iscrivendosi e partecipando nei luoghi preposti. Tutto questo perché il mio profilo Facebook non era il posto giusto dove invitare le persone a parlare di branding e di neuroscienze. Ovviamente per il mio target. </p>



<p>Essere autorevoli vuol dire avere sufficiente credibilità nella propria materia, diventare un punto riferimento, avere costruito una community di persone che sanno di potersi fidare della tua competenza e, perché no, che scelgono di affidarsi a te. </p>



<p>Quanto si scrive o si pubblica è una metrica secondaria per la costruzione dell&#8217;autorevolezza. <br><strong>Tutto questo vale tale e quale per i brand che vedo ancora troppo spesso in consulenza, fare una lunga corsa verso il presidio quotidiano dei canali senza badare a come ed al cosa comunicano. </strong></p>



<p>Quindi, l&#8217;autorevolezza passa dal contesto. E aggiungo che in ogni tipo di contenuto la potenza neuropercettiva &#8211; quindi l&#8217;impatto che riesce ad avere nelle persone che vi entrano in contatto &#8211; è fondamentale per riuscire ad ottenere dei buoni risultati. </p>



<p>Chiediamoci quindi se quello che facciamo per mettere in collegamento il nostro brand o la nostra competenza con le persone sia allineato al contesto in cui loro se lo aspettano! </p>


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		<title>Rebranding: innovare è la soluzione per vincere.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2020 12:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
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		<category><![CDATA[rebranding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa vuol dire essere travolti da un evento imprevisto che spariglia le carte del nostro business? Lo sappiamo tutti a questo punto e mentre ci sono spettatori attoniti ed immobili, innovare è l&#8217;unica soluzione per non restare in attesa del fallimento. Se pensi che torneremo esattamente al punto di partenza, ripassando dal via, temo&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/rebranding-innovare-e-la-soluzione-per-vincere/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Rebranding: innovare è la soluzione per vincere.</span></a></p>
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<p>Che cosa vuol dire essere travolti da un evento imprevisto che spariglia le carte del nostro business? Lo sappiamo tutti a questo punto e mentre ci sono spettatori attoniti ed immobili, innovare è l&#8217;unica soluzione per non restare in attesa del fallimento. </p>



<p>Se pensi che torneremo esattamente al punto di partenza, ripassando dal via, temo che tu ti stia sbagliando, perché un evento mondiale di questa portata, cambia radicalmente i bisogni, i desideri e le percezioni degli esseri umani. Sono cambiate e continueranno a radicarsi nuove abitudini e nuove maniere di acquisto e di fruizione dei prodotti e dei servizi.  <strong>Quindi l&#8217;unica cosa da fare è quella di mettere in discussione ogni cosa e provare a comprendere cosa si può fare in questo momento per dare nuova vita e nuova energia alla tua azienda</strong>. </p>



<p>Ci sono molte cose che si possono attivare per ripensarsi e riposizionarsi: </p>



<h2 class="wp-block-heading">REBRANDING: è l&#8217;ora di cambiare forma.</h2>



<p>Fare <strong>Rebranding</strong> è un&#8217;azione complessa che però è necessaria per qualsiasi attività di tanto in tanto.  Farlo, vuol dire attivare un processo di rivitalizzazione del marchio non solo ripensando la propria visual identity, ma ricostruendo prodotti e servizi seguendo di pari passo il mondo circostante. Il target, i bisogni e le percezioni sono mutevoli e non si può certo immaginare di resistere immutati nel mondo che cambia. </p>



<p><strong>Analizzare i valori aziendali, la vision e la mission</strong>. Questa è la prima cosa da fare.  Le scelte di branding devono essere perfettamente coerenti con i valori e con gli obiettivi dell&#8217;azienda, pronti per essere condivisi e condivisibili. </p>



<p><strong>Adeguare tutta la comunicazione.</strong> Fare rebranding esige un allineamento di ogni tipo di strategia e comunicazione: social media, website, packaging, catalogo e così via. Quindi non pensare che fare un restyling del logo in questo momento sia una scelta giusta se non sei disposto a ricostruire per intero la tua comunicazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">RIPENSARE IL PRODOTTO ed IL POSIZIONAMENTO.</h2>



<p>Ripensare il tuo <strong>elemento differenziante</strong> potrebbe essere una grande mossa proprio in questo momento in cui tutti comunicano cercando di restare a galla. I competitor aumenteranno e soltanto chi sarà nelle condizioni di creare valore reale per i propri clienti avrà vinto questa sfida impegnativa. </p>



<p>Ogni crisi è sempre una buona occasione per innovarsi e per rendere fertile il terreno, l&#8217;importante è saper riconoscere in questa condizione un&#8217;opportunità.  <strong>Ricordati solo che ogni comunicazione per essere efficace deve basarsi su dati reali: il neurobranding fa proprio questo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">RIPENSARE I SERVIZI E LA LORO FRUIZIONE post COVID19.</h2>



<p>Forse è arrivato il momento smettere di pensare che alzare la serranda sia sufficiente a restare aperti e che le persone verranno da noi per il solo fatto che esistiamo. Il Covid ci ha educati, volente o nolente, che ci possono essere metodi alternativi di fruizione. Pensa alla spesa fatta online e consegnata a casa, al delivery, o anche a tutti gli acquisti di elettronica o di abbigliamento che facciamo con un click. Le app e i servizi complementari non sono più un plus, ma sono destinati a diventare elementi ordinari delle imprese. </p>



<p>Per mantenere alto il livello di fruizione all&#8217;interno del punto vendita è importante concentrarsi sull&#8217;<strong>esperienza</strong> che il tuo cliente farà all&#8217;interno. Immaginare di fornire una vera e propria alternativa, un&#8217;occasione per voler tornare e quindi fidelizzare la clientela. </p>



<p>Per quanto possa sembrare rischioso scegliere di ricominciare e trovare soluzioni strategiche rinnovate è l&#8217;unica soluzione, non solo per uscire dal pantano economico attuale, ma per mettere le basi per un futuro certamente più stabile. </p>



<p>La verità è che questa non è una rivoluzione nel campo dell&#8217;impresa, del marketing e della comunicazione, ma bensì che siamo in ritardo. Se le attività, tutte, quelle piccole e quelle gradi <em>(soprattutto quelle piccole)</em> avessero iniziato tempo fa a fare quello che solo oggi intuiscono di dover fare, l&#8217;impatto economico e sociale di questa crisi sarebbe stato meno devastante. </p>



<p>Il rebranding è un&#8217;azione strategica di responsabilità ed è la maniera più sana per ripartire. Senza improvvisazioni.  <strong>Monitorare le reazioni del tuo pubblico, fare una scrupolosa analisi dei competitor e della sentiment, comprendere i bisogni e le abitudini dei tuoi clienti sono passi fondamentali per fare in modo che questa azione sia efficace.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La parola crisi, scritta in cinese, è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo, l’altro rappresenta l’opportunità”.  </p><p>John Fitzgerald Kennedy</p></blockquote>



<p><strong><span class="has-inline-color has-neve-link-hover-color-color">Tienila a mente questa citazione e se posso esserti di aiuto devi solo contattarmi <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.simonaruffino.it/#consulenza" target="_blank">cliccando qui. </a></span></strong></p>



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<p><strong>SIMONA RUFFINO <br>BRAND SPECIALIST &amp; DIGITAL STRATEGIST <br><span class="has-inline-color has-neve-link-hover-color-color">www.simonaruffino.it </span></strong></p>
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		<title>L&#8217;impresa solida nella società liquida: resiste chi è flessibile.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 16:02:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;impresa solida nella società liquida: resiste chi è flessibile. Le aziende “solide” si sbriciolano e quelle flessibili si modellano.  Una delle risposte che questo tempo ci ha fornito in maniera più chiara è che dobbiamo sottrarci ai modelli di sviluppo e di impresa che fino ad ora hanno avuto la meglio nell’immaginario collettivo e, quindi,&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/limpresa-solida-nella-societa-liquida-resiste-chi-e-flessibile/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">L&#8217;impresa solida nella società liquida: resiste chi è flessibile.</span></a></p>
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<p>L&#8217;impresa solida nella società liquida: resiste chi è flessibile. Le aziende “solide” si sbriciolano e quelle flessibili si modellano. </p>



<p>Una delle risposte che questo tempo ci ha fornito in maniera più chiara è che dobbiamo sottrarci ai modelli di sviluppo e di impresa che fino ad ora hanno avuto la meglio nell’immaginario collettivo e, quindi, per emulazione, nell’imprinting delle aziende italiane.</p>



<p>Quando ho iniziato a fare questo mestiere una delle prime cose che ho imparato è che nel marketing e nei piani di sviluppo ci sono degli <strong>elementi che possiamo controllare e altri che sono completamente imprevedibili</strong> e fuori dalla nostra portata. Esattamente come quello che il mondo sta vivendo in questo momento.  Calcoli, previsioni, proiezioni, modelli di comunicazione, possono essere stravolti, interrotti da eventi che ci cadono addosso come delle tegole pesanti e che tirano il freno a mano al nostro “buon fare” perché sono in grado di capovolgere le priorità, la scala dei bisogni e dei valori dell’intera umanità. </p>



<p>Il punto è questo: per anni abbiamo pensato e costruito un modello corrispondente al “Successo” che nelle nostre categorie percettive si correlava ad un’immagine di solidità e di forza. Faccio un esempio banale: l’uomo di successo è stato raffigurato per anni come alto, ben vestito, con le spalle larghe, la mascella volitiva, la 24 ore. (in merito ho scritto di più in questo articolo per Senza Filtro, se vuoi leggerlo <a href="https://www.informazionesenzafiltro.it/silicon-valley-maschilista-patriarcale/">clicca qui</a>).</p>



<p>Abbiamo raccontato le nostre aziende come solide, come delle radici piantate nel terreno che grazie all’esperienza hanno acquisito metodi e solidità imbattibili. </p>



<p>Eppure non abbiamo tenuto conto di una cosa importantissima: <strong>le società, l’umano, le esperienze richieste mutano. Le aziende di oggi devono essere morbide, modellabili, in continuo work in progress</strong>, con una definizione pronta ad essere smentita o cambiata. Nella società fluida o addirittura liquida, un’azienda che vuole avere vita lunga deve essere flessibile come la plastilina. Essere pronta a cambiare le caratteristiche del prodotto, i canali di vendita, l’approccio alla comunicazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impresa solida nella società liquida: resiste chi è flessibile. Ecco Perché. </h2>



<p>Bisogna comprendere che si può e si deve avere il controllo solo sul Qui ed Ora e che l’unica maniera per sopravvivere al futuro è quella di essere in grado di cambiare insieme ad esso. </p>



<p><strong>Il digitale consente di essere veloci</strong>, di ricambiare alle richieste di mercato con risposte istantanee, di creare collegamenti in tempo reale. <strong>Nessuna attività commerciale, nemmeno la più piccola, può pensare di sopravvivere senza un approccio strategico e digitale.</strong></p>



<p><em>Quindi se l’identità di brand deve essere chiara e netta nella sua definizione e prospettiva profonda, il metodo per essere utilizzata deve essere suscettibile di revisioni.</em> Il guaio è quando anche l’identità oscilla, quando non c’è la base, il terreno su cui costruire. <br>Questo è un grave errore di molte imprese italiane. </p>



<p>Progettare un’attività tenendo solo in considerazione i dati del presente è rischioso perché il presente non è durevole per definizione, ma espone a maggiori rischi lavorare con l’esclusivo obiettivo di costruire un’azienda solida, invece che flessibile. Tutti noi stiamo sperimentando l’imponderabilità del futuro, <strong>ma la sfida è quella di restare sul mercato lì dove si sono persi tutti i punti di riferimento. </strong></p>



<p>Quindi il mio consiglio &#8211; oltre che la strategia che sto attuando con i miei clienti &#8211; è proprio quello di andare a leggere il mondo di oggi ( che è profondamente diverso da quello di due mesi fa) e di andare a progettare posizionamento e di identità che affinino la capacità di essere plasmabili. Rebranding, funnel, design di prodotto, visual identity e vision e mission aziendali che siano oggettivamente adattabili e dinamiche. Con un lavoro monitorato step by step. <br><br><strong>La consulenza</strong>, tragicamente sottovalutata, è la prima voce da rivedere nei business plan aziendali. </p>



<p>Se vuoi metterti in contatto con me anche per una consulenza on demand, <a href="https://www.simonaruffino.it/contattami/">clicca qui</a>. </p>



<p><strong>SIMONA RUFFINO</strong><br>Brand Specialist &amp; Digital Strategist </p>
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		<title>STEREOTIPI E COMUNICAZIONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2020 17:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stereotipi e comunicazione: un argomento bollente e che mi sta a cuore. La cultura da millenni indottrina e costruisce modelli di pensiero condiviso oltre che canoni di bellezza che diventano stereotipi ripetuti anche nella declinazione della comunicazione. Ci hai fatto caso? I visual di certi segmenti di mercato sono layout ripetuti all&#8217;infinito perché sembrano funzionare.&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/stereotipi-e-comunicazione/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">STEREOTIPI E COMUNICAZIONE</span></a></p>
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<p>Stereotipi e comunicazione: un argomento bollente e che mi sta a cuore. </p>



<p>La cultura da millenni indottrina e costruisce modelli di pensiero condiviso oltre che canoni di bellezza che diventano stereotipi ripetuti anche nella declinazione della comunicazione.  <br>Ci hai fatto caso? I visual di certi segmenti di mercato sono layout ripetuti all&#8217;infinito perché sembrano funzionare. <br></p>



<p>Colori, forme, posizioni, sfondi, temi: basta dare un&#8217;occhiata ad Instagram per rendersi conto di quanto certi canoni stereotipati siano replicati per raggiungere obiettivi di posizionamento e di popolarità anche quando tutto questo va a scapito di una narrazione reale.  Abbiamo sempre pensato alla bellezza come un fine o come un mezzo, ma a furia di rincorrerla forse abbiamo perso qualcosa di molto importante:  il senso sano dell&#8217;imperfezione, proprio quello che ci rende unici e assoluti. </p>



<p>Se la bellezza è intesa come quello che brand e influencer in questo momento propongono di continuo forse dovremmo fermarci un attimo a riflettere: <br><strong>la comunicazione tende a fare leva più sui bisogni di appartenenza (e quindi anche asset emotivi negativi: frustrazione, inadeguatezza) che su processi empatici reali. </strong></p>



<p>La costruzione di modelli estetici dovrebbe essere etica e non uniformante per seguire una mission di benessere e di legame emozionale autentico. Invece no, abbiamo stereotipato un modello che probabilmente con il significato di bellezza ha poco a che fare, ma che supporta un concetto di &#8220;Persona di successo&#8221; subordinando l&#8217;umanità ad un ruolo periferico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">STEREOTIPI COME ANTIDOTO ALL&#8217;ANSIA</h2>



<p>Noi parliamo di stereotipi quando le nostre emozioni, i nostri giudizi di valore e i nostri atteggiamenti, intesi come disposizioni ad un agire corrispondente, non si rapportano ad esperienze da noi fatte riguardo a un certo fenomeno, ma sono una reazione ad una parola-nome, che suscita in noi quelle sensazioni, quei giudizi e quegli atteggiamenti.<br>Quindi evochiamo ed emuliamo modelli. <strong>Ma quanto può essere efficace una comunicazione a lungo andare che simula e non è? </strong></p>



<p>Nella comunicazione e nella costruzione di brand parliamo sempre di elementi differenzianti, ma questi vanno identificati e perseguiti anche nella strategia di posizionamento.  <br>Non è solo una questione di particolari visivi, ma il plus di brand passa attraverso una presa di posizione comunicata in maniera particolare, ad un packaging alternativo,  ad una disformità che diventa valore aggiunto invece che deficit. </p>



<p>Faccio un esempio pratico: io sono &#8220;x&#8221; azienda che produce biscotti ed ho sostanzialmente la stessa linea di prodotti del mio competitor &#8220;y&#8221; che però è più grande, performante e posizionato.  La tendenza dei brand è quella di emulare la comunicazione del pack utilizzando gli stessi pantoni, font similari e così via: è un errore enorme. </p>



<p>Assomigliare al prodotto di un altro, confondendo le idee al consumatore non farà altro che peggiorare la percezione del tuo brand nel caso in cui non sarà stato soddisfatto dell&#8217;esperienza con il prodotto. Bisogna invece costruire una narrazione di marca in grado di rendere inequivocabile brand e prodotto nella casellina percettiva dell&#8217;utente/consumatore. </p>



<p>Mi farebbe piacere conoscere le tue esperienze in merito o che mi suggeristi delle case history particolarmente significative in positivo o in negativo. </p>



<p>Nel caso tu voglia contattarmi puoi farlo<a href="https://www.simonaruffino.it/contattami/"> cliccando qui. </a></p>
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		<title>Bisogni e desideri: due strategie differenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 11:36:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni edonistici]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni utilitaristici]]></category>
		<category><![CDATA[brand positioning]]></category>
		<category><![CDATA[simona ruffino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bisogni e desideri: due strategie differenti. Quindi fermati e inizia a pensare se il tuo cliente acquista il tuo prodotto mosso dalla leva del bisogno o da quella del desiderio. Già, perché se vuoi fare in modo che la comunicazione e la strategia di marketing sia efficace è molto importante avere chiaro questo aspetto. BISOGNI&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/bisogni-e-desideri-due-strategie-differenti/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Bisogni e desideri: due strategie differenti</span></a></p>
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<p>Bisogni e desideri: due strategie differenti. Quindi fermati e inizia a pensare se il tuo cliente acquista il tuo prodotto mosso dalla leva del bisogno o da quella del desiderio. Già, perché se vuoi fare in modo che la comunicazione e la strategia di marketing sia efficace è molto importante avere chiaro questo aspetto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">BISOGNI E DESIDERI SONO DUE COSE DIVERSE</h2>



<p>Secondo <strong><a href="https://www.google.com/search?client=safari&amp;rls=en&amp;sxsrf=ACYBGNRQPm1NcboGmoHaMee9iv9YwkWE9w:1579520116660&amp;q=Marketing+4.0:+Dal+tradizionale+al+digitale&amp;stick=H4sIAAAAAAAAAONgFuLUz9U3sDCIr0xX4tVP1zc0TDaNNzA0LDLUkspOttJPys_P1k8sLcnIL7ICsYsV8vNyKh8xrmDkFnj5456w1DzGSWtOXmOczsiFR72QGheba15JZkmlkAwXrxTCTg0GKW4uJCf4GjnuujTtHJu1INNGvwlmtsEOUpyCTUo79r_68N5eSZHz8ltDhoJl7-0FC4sYE5SnWDtIsCgwaDAYMoABi4MWEwdD074Vh9hYOBgFGKyYNJh4FrFq-yYWZaeWZOalK5joGVgpuCTmKJQUJaZkVmXm5yXmpCoA-SmZ6ZklQDYA9TzFxRIBAAA&amp;npsic=0&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwiR_9_7ipLnAhWhQkEAHaXaBycQ-BYwG3oECA0QMw&amp;tbs=kac:1,kac_so:0">Kotler</a></strong> un <strong>bisogno </strong>si manifesta quando una necessità di base per la vita umana non è soddisfatta. La gente ha bisogno di cibo, abbigliamento, riparo, sicurezza, appartenenza, stima ed altre cose necessarie alla sopravvivenza. Questi bisogni non sono creati dalla società o dagli operatori di mercato: <em>essi sono radicati nella natura e nella condizione umana.</em></p>



<p><strong>I desideri umani</strong>, invece, sono costituiti dall’individuazione di qualcosa di più specifico in grado di soddisfare i bisogni più profondi. Per esempio, un americano può avere bisogno di mangiare e desiderare un hamburger, patatine fritte e una bibita. Una persona residente nelle isole Mauritius, che ha bisogno di mangiare, può invece desiderare un mango, riso, lenticchie e fagioli.</p>



<p>Andando ancora oltre, posso dirti certamente che il desiderio ha a che fare con la proiezione che si ha di sé stessi e con quello a cui si ambisce. Pensa a tutti i marchi di moda o ai brand luxury: tutti noi abbiamo bisogno di un paio di scarpe, ma qualcuno ha  bisogno proprio di quel preciso paio perché <strong>rappresenta uno status</strong>. Quindi desidera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">COME SI DIVIDONO I BISOGNI</h2>



<p>Per questo i bisogni si dividono in: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>Bisogni utilitaristici </li><li>Bisogni edonistici</li></ul>



<p>La differenziazione tra brand gioca proprio su questo asset fondamentale.  <strong>I bisogni utilitaristici prevedono un processo decisionale razionale</strong>, <strong>mentre quelli edonistici un processo emozionale. </strong>Il posizionamento e la strategia di branding muovoino i contenuti, le scelte ed i canali esattamente sullo studio e sulla comprensione di questo particolare.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2020/01/bisogni-utilitaristici-bisogni-edostici-simona-ruffino-branding-01-01-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-1130" srcset="https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2020/01/bisogni-utilitaristici-bisogni-edostici-simona-ruffino-branding-01-01-1024x1024.png 1024w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2020/01/bisogni-utilitaristici-bisogni-edostici-simona-ruffino-branding-01-01-300x300.png 300w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2020/01/bisogni-utilitaristici-bisogni-edostici-simona-ruffino-branding-01-01-150x150.png 150w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2020/01/bisogni-utilitaristici-bisogni-edostici-simona-ruffino-branding-01-01-768x768.png 768w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2020/01/bisogni-utilitaristici-bisogni-edostici-simona-ruffino-branding-01-01.png 1042w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Bisogni e desideri selezionano in maniera ovvia strategie di posizionamento escludenti. Cosa voglio dire? Che il tuo <strong>target personas</strong> (non buyer, attenzione!) sarà identificato e approfondito in base anche a questo elemento e che, di conseguenza la comunicazione farà leva su benefit pratici o di proiezione. </p>



<p><strong>Semplifico: se il tuo prodotto rientra nella categoria dei bisogni utilitaristici la strategia che dovrai seguire sarà quella di raccontare i plus di prodotto e quali problemi pratici risolve nella quotidianità;<br>se invece il tuo prodotto rientra nella categoria dei bisogni edonistici dovrai impostare la strategia in maniera esperienziale, simbolica, sensoriale ed estetica.</strong></p>



<p>Devi sempre tenere a mente che i comportamenti di acquisto dei tuoi clienti &#8211; online ed offline &#8211; si strutturano e si plasmano rispetto alla capacità che ha il prodotto stesso di risolvere un problema, di rispondere ad un&#8217;esigenza. Quindi il mio consiglio è di dedicare il tempo necessario all&#8217;analisi di questo aspetto perché se avrai a disposizione tutte le informazioni importanti e necessarie in tal senso sono certa che investirai meglio il tuo budget e il tuo business ne trarrà molto vantaggio! </p>



<p><strong>SIMONA RUFFINO <br>brand specialist &amp; digital strategist</strong><br><a href="https://www.simonaruffino.it/branding/">Se desideri il mio aiuto clicca qui! </a></p>
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