l’autorevolezza passa dal contesto

L’autorevolezza passa dal contesto, è vero. Negli ultimi anni abbiamo visto l’incrementarsi delle piattaforme social media e su di esse un gran numero di professionisti e brand attivare le loro strategie di brand positioning. Essere presenti non è però sufficiente affinché l’obiettivo della costruzione del prodotto cognitivo si realizzi.

Una cosa importante che alcuni sembrano non tenere presente è che la comunicazione non riesce ad essere efficace a prescindere dal luogo in cui viene immessa.

Le abitudini di fruizione e il grado di attenzione necessaria per cogliere il focus comunicativo variano di piattaforma in piattaforma, per questo è importante saper identificare il dove ed il come in maniera estremamente puntuale.

Se non facciamo questo passaggio antecedente corriamo il rischio di non ottimizzare i tanti sforzi di comunicazione e di strategia: l’autorevolezza e la percezione dei nostri contenuti ( e di conseguenza del nostro brand e del nostro personal brand) passano esattamente dal grado di attenzione che riescono a catturare.

autorevolezza e contesto

Nicolás Gómez Dávila scriveva che “La suprema qualità di uno stile è l’autorevolezza”, ma questa può essere interpretata in maniera differente, appunto, sui diversi canali in cui la espliciti. Per esempio da un pò di tempo a questa parte ho smesso di utilizzare il mio profilo Facebook per divulgare il mio materiale di neurobranding e neuromarketing affidando questa mansione solo al mio Gruppo Chiuso e al Canale Telegram. Su LinkedIn produco solo alcuni tipi di contenuti e su Instagram altri, ovviamente in formati diversi e indirizzati a target differenti.

Ma l’approfondimento lo regalo solo alle persone che hanno chiesto di riceverlo iscrivendosi e partecipando nei luoghi preposti. Tutto questo perché il mio profilo Facebook non era il posto giusto dove invitare le persone a parlare di branding e di neuroscienze. Ovviamente per il mio target.

Essere autorevoli vuol dire avere sufficiente credibilità nella propria materia, diventare un punto riferimento, avere costruito una community di persone che sanno di potersi fidare della tua competenza e, perché no, che scelgono di affidarsi a te.

Quanto si scrive o si pubblica è una metrica secondaria per la costruzione dell’autorevolezza.
Tutto questo vale tale e quale per i brand che vedo ancora troppo spesso in consulenza, fare una lunga corsa verso il presidio quotidiano dei canali senza badare a come ed al cosa comunicano.

Quindi, l’autorevolezza passa dal contesto. E aggiungo che in ogni tipo di contenuto la potenza neuropercettiva – quindi l’impatto che riesce ad avere nelle persone che vi entrano in contatto – è fondamentale per riuscire ad ottenere dei buoni risultati.

Chiediamoci quindi se quello che facciamo per mettere in collegamento il nostro brand o la nostra competenza con le persone sia allineato al contesto in cui loro se lo aspettano!

Simona Ruffino

Neurobrand specialist & brand strategist. Consulente, speaker e formatrice. Esperta di costruzione di brand identity, strategie di comunicazione e neurobranding. Premio all'eccellenza della comunicazione italiana nel 2015. Promotrice della cultura di impresa e di impresa etica.

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