brand activism

Brand activism: le aziende sono chiamate al cambiamento

Il brand activism e la brand purpose non sono concetti astratti e lo dicono i dati.

Dalla Digital Week e da un sondaggio Ipsos i numeri parlano chiaro: le aspettative delle persone nei confronti delle aziende private sono molto alte e a queste viene richiesto di essere parte attiva della costruzione della società.

Il tempo dei prodotti al centro della comunicazione delle imprese è finito. In realtà è finito da un pezzo, ma solo oggi se ne parla come aspetto che comanda il cambiamento. Chi mi segue sa che, da anni, lavoro per accompagnare le aziende in una costruzione di sé più efficace ed eticamente più corretta.

Ma fare branding – attraverso l’applicazione del neurobranding – non vuol dire solo mettere in bella copia strategie e comunicazioni capaci di fare centro nella memoria e nella sensibilità delle persone, vuol dire anche costruire a monte un progetto di posizionamento in cui l’azienda prende degli impegni con il proprio pubblico che deve poter mantenere.

Una bella dichiarazione di intenti può essere estremamente utile quando chiesta viene esplicitata attraverso tutti gli strumenti possibili, ma i brand, oggi più che mai sono chiamati all’azione attiva, alla partecipazione per la costruzione di una società migliore.

Come dicono i dati Ipsos presentati alla Digital Week, ben il 43% degli intervistati ha smesso di acquistare e di avere fiducia in alcuni brand perché si sono sentiti delusi dal loro comportamento. Già, anche i brand si comportano, perché le aziende sono fatte di persone e lavorano per le persone.

Il brand activism deve venire inteso come applicazione ed impegno per la costruzione della società a partire dalle politiche interne (trattamento e costruzione della relazione con i dipendenti), passando per le azioni concrete nei confronti del territorio in cui l’azienda opera, fino alle battaglie per i diritti di tutte le persone.

Prendere posizione è necessario e declinare la propria comunicazione attraverso la narrazione dei propri principi è una fase di estrema importanza per costruire la propria autorevolezza e la propria reputazione.

In qualche maniera i consumatori chiedono alle imprese private di assumersi una responsabilità perché ritengono che la politica non sia in grado di risolvere o contribuire in maniera decisiva con azioni rilevanti.
Attraverso il neurobranding è possibile andare ad indagare nei bisogni in continuo cambiamento delle persone e costruire una comunicazione coerente (oltre che altamente etica) per accendere la scintilla della fiducia.

Dobbiamo darci un gran da fare, perché questo vale per tutte le attività, anche per la micro e media impresa che costruisce il vero tessuto sociale ed economico del Paese. Prova ad immaginare quanto incidano le dinamiche di reputazione e di percezione anche in un’azienda locale.

Facciamoci domande migliori e daremo risposte più efficaci. A noi e ai nostri clienti.

Buon lavoro.

Simona Ruffino

Neurobrand specialist & brand strategist. Consulente, speaker e formatrice. Esperta di costruzione di brand identity, strategie di comunicazione e neurobranding. Premio all'eccellenza della comunicazione italiana nel 2015. Promotrice della cultura di impresa e di impresa etica.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.