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	<title>simona ruffino Archivi - Simona Ruffino</title>
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	<description>Brand Strategist &#38;Neurobrand Specialist. Aiuto a costruire e comunicare meglio l&#039;identità della tua impresa.</description>
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		<title>L’effetto Framing nella comunicazione aziendale: una strategia neuroscientifica per brand consapevoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 16:50:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un mondo sempre più complesso, saturo di stimoli comunicativi, le aziende che sanno orientare in modo efficace la percezione del proprio pubblico emergono nettamente rispetto ai concorrenti. Uno degli strumenti più potenti e allo stesso tempo sottili, capaci di modellare la percezione e guidare decisioni, è il cosiddetto&#160;effetto framing, una tecnica basata sui principi&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/neuromarketing/effetto-framing-2/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">L’effetto Framing nella comunicazione aziendale: una strategia neuroscientifica per brand consapevoli</span></a></p>
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									<p></p>
<p>In un mondo sempre più complesso, saturo di stimoli comunicativi, le aziende che sanno orientare in modo efficace la percezione del proprio pubblico emergono nettamente rispetto ai concorrenti. Uno degli strumenti più potenti e allo stesso tempo sottili, capaci di modellare la percezione e guidare decisioni, è il cosiddetto&nbsp;<strong>effetto framing</strong>, una tecnica basata sui principi delle neuroscienze cognitive e comportamentali.</p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;effetto Framing e perché funziona?</h2>
<p></p>
<p>L&#8217;effetto framing è un bias cognitivo studiato per la prima volta da Tversky e Kahneman, che consiste nel modo in cui l’informazione viene presentata, e nel come questa modalità di presentazione influenza in maniera significativa le decisioni degli individui. Un&#8217;informazione identica, espressa in modi diversi, può evocare risposte drasticamente differenti, in quanto il nostro cervello interpreta le informazioni sulla base di cornici emotive e cognitive prestabilite.</p>
<p></p>
<p>Dal punto di vista neuroscientifico, il framing sfrutta la tendenza innata del cervello umano a elaborare informazioni in base a modelli mentali già consolidati. Quando un messaggio è inserito in una cornice positiva, per esempio evidenziando un guadagno anziché una perdita, si attivano circuiti neurali associati alla gratificazione e alla ricompensa, coinvolgendo in particolare il nucleo accumbens e la corteccia prefrontale ventromediale. Viceversa, una cornice negativa attiva meccanismi di allerta e difesa, coinvolgendo l’amigdala e aree limbiche, evocando spesso risposte di evitamento o timore.</p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">Come utilizzano il framing le aziende europee?</h2>
<p></p>
<p>Le aziende europee hanno ormai integrato pienamente il framing nella loro comunicazione strategica. Alcuni esempi tipici includono:</p>
<p></p>
<ul class="wp-block-list"><p></p>
<li><strong>Sostenibilità e ambiente</strong>: aziende come Patagonia o IKEA utilizzano framing positivo, sottolineando non solo la necessità di ridurre i danni ambientali (frame negativo), ma comunicando i benefici emotivi e personali derivanti dall’adottare uno stile di vita sostenibile (frame positivo). Ciò rende il consumatore più incline a compiere scelte responsabili, non sulla base di colpa o ansia, ma per la soddisfazione derivante dall’essere parte di un cambiamento virtuoso.</li>
<p></p>
<li><strong>Settore alimentare e salute</strong>: Nel food marketing europeo, marchi come Danone o Barilla applicano frequentemente framing positivo associando i propri prodotti a salute, benessere, longevità, piuttosto che semplicemente enfatizzare l&#8217;assenza di sostanze negative. Così facendo, stimolano emozioni positive e avvicinano emotivamente il consumatore al brand.</li>
<p></p>
<li><strong>Tecnologia e innovazione</strong>: Nel settore tech, aziende come Siemens, Bosch o SAP tendono a utilizzare il framing evidenziando il futuro positivo derivante dall’adozione di nuove tecnologie (efficienza, risparmio, sostenibilità), piuttosto che enfatizzare semplicemente il ritardo tecnologico e i relativi rischi.</li>
<p></p></ul>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">Vantaggi del framing etico nella comunicazione aziendale</h2>
<p></p>
<p>L’utilizzo consapevole ed etico del framing comporta numerosi vantaggi strategici che le aziende europee possono sfruttare per creare relazioni più autentiche, durature e significative con i consumatori:</p>
<p></p>
<h3 class="wp-block-heading">1.&nbsp;<strong>Costruzione di fiducia e brand loyalty</strong></h3>
<p></p>
<p>Quando il framing è utilizzato in modo onesto ed etico, i consumatori percepiscono trasparenza e sincerità. Un framing positivo basato su valori autentici (ad esempio sostenibilità, responsabilità sociale o equità) consolida la fiducia verso il brand, generando fedeltà a lungo termine.</p>
<p></p>
<h3 class="wp-block-heading">2.&nbsp;<strong>Attivazione emotiva virtuosa</strong></h3>
<p></p>
<p>Framing etico significa comunicare in maniera tale da evocare emozioni positive come speranza, sicurezza, appartenenza e orgoglio personale. Ciò attiva circuiti neurali legati al benessere psicologico e alla ricompensa, migliorando così la percezione complessiva del marchio.</p>
<p></p>
<h3 class="wp-block-heading">3.&nbsp;<strong>Riduzione della resistenza al cambiamento</strong></h3>
<p></p>
<p>Il framing, applicato correttamente, può abbassare la resistenza naturale al cambiamento e favorire l’accettazione di nuove idee o prodotti. Presentare una novità in termini di vantaggi personali o collettivi anziché di obblighi, facilita l’accettazione del messaggio e accelera l’adozione di comportamenti positivi.</p>
<p></p>
<h3 class="wp-block-heading">4.&nbsp;<strong>Diminuzione della reattività negativa</strong></h3>
<p></p>
<p>Comunicare usando framing negativo (enfatizzando paura, ansia o perdita) può generare risposte immediate ma raramente durature. Al contrario, l’uso etico di framing positivo diminuisce la reattività negativa del pubblico, creando un engagement più stabile e duraturo.</p>
<p></p>
<h3 class="wp-block-heading">5.&nbsp;<strong>Differenziazione competitiva</strong></h3>
<p></p>
<p>In un mercato europeo sempre più attento ai valori, il framing etico permette alle aziende di emergere chiaramente rispetto ai concorrenti, differenziandosi non solo in termini di prodotto, ma soprattutto per l’approccio valoriale, creando un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo.</p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">il framing come responsabilità aziendale</h2>
<p></p>
<p>Credo fermamente che le aziende europee debbano abbracciare il framing non solo come una tecnica comunicativa, ma come una vera e propria filosofia strategica. Usato eticamente, il framing permette ai brand di parlare con il cervello emozionale dei consumatori, generando valore autentico, allineato con aspettative, valori e desideri profondi.</p>
<p></p>
<p>In definitiva, il <strong>framing etico</strong> non è solo buona comunicazione, ma diventa un vero e proprio impegno per un mercato più umano, trasparente e consapevole, in cui i marchi prosperano non manipolando il pubblico, ma accompagnandolo verso scelte migliori, positive e condivise. Se vuoi saperne di più, <strong><a href="https://www.simonaruffino.it/#contatti">parla con me.</a></strong></p>
<p></p>
<p></p>								</div>
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		<title>Quando la ragione tace: come la paura guida le nostre scelte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 15:13:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la ragione tace: come la paura guida le nostre scelte. Simona Ruffino</p>
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									<p></p>
<p>Quando <strong>Walter Lippmann</strong>, quasi un secolo fa, scriveva che la nostra percezione della realtà è mediata da stereotipi e semplificazioni, anticipava con sorprendente precisione ciò che oggi viviamo quotidianamente. Attualmente, il consenso non si costruisce solo attraverso il dibattito razionale e pubblico, ma si genera all’interno di complesse reti algoritmiche e tecniche di comunicazione sofisticate che operano in modo quasi invisibile.</p>
<p></p>
<p>Viviamo immersi in un flusso incessante di notizie, dichiarazioni politiche e contenuti digitali. Eppure, raramente ci chiediamo quali meccanismi decidano ciò che vediamo e leggiamo. I contenuti digitali sono regolati da algoritmi che selezionano informazioni in base ai nostri comportamenti precedenti, creando quella che viene definita &#8220;<strong>filter bubble</strong>&#8221; o &#8220;<strong>echo chamber</strong>&#8220;: un ecosistema informativo autoreferenziale e autoalimentato. Tali bolle informazionali sono ideali per la manipolazione, perché limitano la varietà di punti di vista e rafforzano continuamente i nostri pregiudizi e le nostre convinzioni preesistenti.</p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">Cosa insegnano le neuroscienze</h2>
<p></p>
<p>Sul piano neuroscientifico, questo fenomeno è strettamente legato al &#8220;<strong>confirmation bias</strong>&#8220;, un meccanismo cognitivo che porta il nostro cervello a privilegiare le informazioni coerenti con ciò che già crediamo. Quando riceviamo informazioni che confermano ciò in cui crediamo, il nostro cervello produce dopamina, neurotrasmettitore legato alla gratificazione e al piacere. Al contrario, quando incontriamo opinioni divergenti, il nostro cervello percepisce stress e tensione, spingendoci a evitarle. È questo il meccanismo che le piattaforme digitali sfruttano per mantenere elevato l&#8217;engagement degli utenti: offrirci contenuti semplici, rassicuranti e polarizzanti, piuttosto che complessi e sfumati.</p>
<p></p>
<p>La politica internazionale contemporanea ne è un chiaro esempio. Durante le recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti, l&#8217;opinione pubblica è stata fortemente polarizzata attraverso la diffusione massiccia di contenuti semplificati e altamente emotivi. La stessa dinamica si è verificata nella campagna per la Brexit nel Regno Unito, dove messaggi chiari, diretti e spesso fuorvianti hanno prevalso su analisi più approfondite. La polarizzazione della guerra in Ucraina offre ulteriori esempi: narrazioni diametralmente opposte, diffuse dai media russi e occidentali, creano bolle informative così distanti da rendere difficilissimo il confronto e il dialogo.</p>
<p></p>
<p>Queste tecniche manipolative includono il <strong>framing semplificato delle notizie, lo storytelling emotivo e l&#8217;uso strategico di bias come l&#8217;euristica della disponibilità</strong>, che ci spinge a credere maggiormente alle informazioni ripetutamente proposte, indipendentemente dalla loro accuratezza. Le conseguenze sociali e politiche di tali tecniche sono profonde: polarizzazione, frammentazione sociale e crescente sfiducia reciproca, condizioni che rendono le società più vulnerabili alla deriva autoritaria e meno resilienti alle crisi democratiche.</p>
<p></p>
<p>La politica, infatti, fa largo uso di queste tecniche manipolatorie, trasformando il dibattito pubblico in una guerra di slogan piuttosto che di idee. I cittadini, sempre più incapaci o poco disposti ad affrontare la complessità, finiscono per preferire risposte semplicistiche e immediate, rinunciando al dialogo e al confronto democratico. Questa situazione favorisce leader autoritari, che utilizzano tecniche persuasive e manipolatorie per creare un consenso basato più su emozioni primarie, come paura o rabbia, che sulla riflessione e il ragionamento.</p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">Come contrastare l&#8217;architettura del consenso manipolativo</h2>
<p></p>
<p><strong>Per contrastare queste invisibili architetture del consenso serve un impegno concreto: un&#8217;alfabetizzazione digitale e cognitiva capace di farci riconoscere tecniche manipolatorie e bias cognitivi. Dobbiamo allenare la nostra mente al pensiero critico, verificando sempre la fonte delle informazioni, confrontando più punti di vista e accettando lo sforzo cognitivo della complessità. La recente esperienza degli attivisti iraniani, degli oppositori russi durante la guerra in Ucraina e dei movimenti democratici a Hong Kong mostra come sia possibile usare le piattaforme digitali per sfidare narrazioni dominanti e costruire una consapevolezza collettiva più autentica.</strong></p>
<p></p>
<p>Le invisibili architetture del consenso non sono inevitabili. Diventano pericolose solo quando ci rassegniamo passivamente alla loro influenza, rinunciando al nostro ruolo attivo di cittadini informati e consapevoli. È possibile e urgente riprendere il controllo delle nostre capacità cognitive e critiche, perché soltanto così potremo proteggere davvero la nostra libertà di scelta, la nostra capacità di dialogo e, in ultima analisi, la nostra stessa democrazia.</p>
<p></p>
<p>Se vuoi saperne di più ne ho ampiamente parlato in <a href="https://www.amazon.it/tutto-appare-Contro-cultura-manipolazione/dp/8850337752">&#8220;Non tutto come appare. Contro la cultura della manipolazione</a>&#8221; Edito da Apogeo del Gruppo Feltrinelli. Lo trovi in libreria e in tutti gli store digitali.</p>
<p><div class="wp-block-post-author"><div class="wp-block-post-author__avatar"><img alt='' src='https://secure.gravatar.com/avatar/12096781164b04662073c3a8fc3e2e68?s=48&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/12096781164b04662073c3a8fc3e2e68?s=96&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-48 photo' height='48' width='48' /></div><div class="wp-block-post-author__content"><p class="wp-block-post-author__name">Simona Ruffino</p></div></div><div class="wp-block-post-author-biography">Brand Strategist &amp; Neurobrand specialist.
Consulente, speaker e formatrice. Esperta di costruzione di brand identity, strategie di comunicazione e neurobranding. 
Premio all'eccellenza della comunicazione italiana nel 2015. Promotrice del Capitalismo Umanistico, di impresa etica e del Diritto all'Imperfezione. 

Autrice di "Neuromarketing Etico" Ed. Hoepli e "Non tutto è come appare. Contro la cultura della manipolazione" Ed. Apogeo Gruppo Feltrinelli. Scrive per Il Sole 24 ore; Il Fatto Quotidiano, Domani.</div></p>
<ul class="wp-block-social-links is-layout-flex wp-block-social-links-is-layout-flex"><li class="wp-social-link wp-social-link-instagram  wp-block-social-link"><a href="https://www.instagram.com/simonaruffino/" class="wp-block-social-link-anchor"><svg width="24" height="24" viewBox="0 0 24 24" version="1.1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" aria-hidden="true" focusable="false"><path d="M12,4.622c2.403,0,2.688,0.009,3.637,0.052c0.877,0.04,1.354,0.187,1.671,0.31c0.42,0.163,0.72,0.358,1.035,0.673 c0.315,0.315,0.51,0.615,0.673,1.035c0.123,0.317,0.27,0.794,0.31,1.671c0.043,0.949,0.052,1.234,0.052,3.637 s-0.009,2.688-0.052,3.637c-0.04,0.877-0.187,1.354-0.31,1.671c-0.163,0.42-0.358,0.72-0.673,1.035 c-0.315,0.315-0.615,0.51-1.035,0.673c-0.317,0.123-0.794,0.27-1.671,0.31c-0.949,0.043-1.233,0.052-3.637,0.052 s-2.688-0.009-3.637-0.052c-0.877-0.04-1.354-0.187-1.671-0.31c-0.42-0.163-0.72-0.358-1.035-0.673 c-0.315-0.315-0.51-0.615-0.673-1.035c-0.123-0.317-0.27-0.794-0.31-1.671C4.631,14.688,4.622,14.403,4.622,12 s0.009-2.688,0.052-3.637c0.04-0.877,0.187-1.354,0.31-1.671c0.163-0.42,0.358-0.72,0.673-1.035 c0.315-0.315,0.615-0.51,1.035-0.673c0.317-0.123,0.794-0.27,1.671-0.31C9.312,4.631,9.597,4.622,12,4.622 M12,3 C9.556,3,9.249,3.01,8.289,3.054C7.331,3.098,6.677,3.25,6.105,3.472C5.513,3.702,5.011,4.01,4.511,4.511 c-0.5,0.5-0.808,1.002-1.038,1.594C3.25,6.677,3.098,7.331,3.054,8.289C3.01,9.249,3,9.556,3,12c0,2.444,0.01,2.751,0.054,3.711 c0.044,0.958,0.196,1.612,0.418,2.185c0.23,0.592,0.538,1.094,1.038,1.594c0.5,0.5,1.002,0.808,1.594,1.038 c0.572,0.222,1.227,0.375,2.185,0.418C9.249,20.99,9.556,21,12,21s2.751-0.01,3.711-0.054c0.958-0.044,1.612-0.196,2.185-0.418 c0.592-0.23,1.094-0.538,1.594-1.038c0.5-0.5,0.808-1.002,1.038-1.594c0.222-0.572,0.375-1.227,0.418-2.185 C20.99,14.751,21,14.444,21,12s-0.01-2.751-0.054-3.711c-0.044-0.958-0.196-1.612-0.418-2.185c-0.23-0.592-0.538-1.094-1.038-1.594 c-0.5-0.5-1.002-0.808-1.594-1.038c-0.572-0.222-1.227-0.375-2.185-0.418C14.751,3.01,14.444,3,12,3L12,3z M12,7.378 c-2.552,0-4.622,2.069-4.622,4.622S9.448,16.622,12,16.622s4.622-2.069,4.622-4.622S14.552,7.378,12,7.378z M12,15 c-1.657,0-3-1.343-3-3s1.343-3,3-3s3,1.343,3,3S13.657,15,12,15z M16.804,6.116c-0.596,0-1.08,0.484-1.08,1.08 s0.484,1.08,1.08,1.08c0.596,0,1.08-0.484,1.08-1.08S17.401,6.116,16.804,6.116z"></path></svg><span class="wp-block-social-link-label screen-reader-text">Instagram</span></a></li><li class="wp-social-link wp-social-link-linkedin  wp-block-social-link"><a href="https://www.linkedin.com/in/simona-ruffino/" class="wp-block-social-link-anchor"><svg width="24" height="24" viewBox="0 0 24 24" version="1.1" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" aria-hidden="true" focusable="false"><path d="M19.7,3H4.3C3.582,3,3,3.582,3,4.3v15.4C3,20.418,3.582,21,4.3,21h15.4c0.718,0,1.3-0.582,1.3-1.3V4.3 C21,3.582,20.418,3,19.7,3z M8.339,18.338H5.667v-8.59h2.672V18.338z M7.004,8.574c-0.857,0-1.549-0.694-1.549-1.548 c0-0.855,0.691-1.548,1.549-1.548c0.854,0,1.547,0.694,1.547,1.548C8.551,7.881,7.858,8.574,7.004,8.574z M18.339,18.338h-2.669 v-4.177c0-0.996-0.017-2.278-1.387-2.278c-1.389,0-1.601,1.086-1.601,2.206v4.249h-2.667v-8.59h2.559v1.174h0.037 c0.356-0.675,1.227-1.387,2.526-1.387c2.703,0,3.203,1.779,3.203,4.092V18.338z"></path></svg><span class="wp-block-social-link-label screen-reader-text">LinkedIn</span></a></li></ul>
<p></p>
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		<title>Neuromarketing in agenzia: un bene di prima necessità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 16:12:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Neuromarketing in agenzia: un bene di prima necessità. Nella sfera del marketing e della comunicazione, l&#8217;approccio neuroscientifico predittivo, comunemente riconosciuto come neuromarketing e neurobranding, sta rivoluzionando il modo in cui le aziende comprendono e influenzano il comportamento dei consumatori. Fondamentalmente, l&#8217;applicazione delle neuroscienze in questi campi punta a decifrare i processi inconsci che guidano le&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/neuromarketing-in-agenzia-un-bene-di-prima-necessita/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Neuromarketing in agenzia: un bene di prima necessità</span></a></p>
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									<p></p>
<p><em><strong>Neuromarketing in agenzia: un bene di prima necessità.</strong></em> <br>Nella sfera del marketing e della comunicazione, l&#8217;approccio neuroscientifico predittivo, comunemente riconosciuto come neuromarketing e neurobranding, sta rivoluzionando il modo in cui le aziende comprendono e influenzano il comportamento dei consumatori. Fondamentalmente, l&#8217;<strong>applicazione delle neuroscienze in questi campi punta a decifrare i processi inconsci che guidano le decisioni di acquisto, optando per una comunicazione più personalizzata e di conseguente, più efficace.</strong></p>
<p></p>
<p></p>
<h3 class="wp-block-heading">Perché i professionisti ne hanno bisogno?</h3>
<p></p>
<p></p>
<ol class="wp-block-list"><p></p>
<li><strong>Comprensione profonda delle persone</strong>: il neuromarketing utilizza tecnologie come l&#8217;elettroencefalografia (EEG) e l&#8217;imaging a risonanza magnetica funzionale (fMRI) per studiare come il cervello risponde a vari stimoli di marketing. Queste informazioni possono aiutare i professionisti a comprendere cosa veramente attira l&#8217;attenzione dei consumatori e cosa si dimentica facilmente. Ad ogni modo anche l’<strong>approccio predittivo</strong>, senza test in laboratorio offre grandissimi vantaggi. </li>
<p></p>
<p></p>
<li><strong>Predizione del comportamento</strong>: attraverso il neuromarketing, è possibile predire le reazioni dei consumatori a certi messaggi pubblicitari, design di prodotti e esperienze di marca prima che siano effettivamente lanciati sul mercato. Questo riduce significativamente il costo e il tempo speso in trial-and-error.</li>
<p></p>
<p></p>
<li><strong>Decisioni strategiche basate sui dati</strong>: l’approccio neuroscientifico raccoglie dati obiettivi sulle preferenze e le avversioni dei consumatori, permettendo alle agenzie di fare scelte ben informate invece di affidarsi a intuizioni spesso soggettive.</li>
<p></p>
<p></p>
<li><strong>Customizzazione dell&#8217;esperienza</strong>: utilizzando i dati ottenuti dall&#8217;analisi neuroscientifica le aziende possono personalizzare le esperienze e migliorare l&#8217;engagement del cliente con il brand, incrementando le vendite e la fedeltà.</li>
<p></p>
<p></p>
<li><strong>Marketing etico</strong>: attraverso una comprensione più profonda dei meccanismi inconsci, i professionisti possono creare campagne che non manipolano, ma informano e coinvolgono i consumatori in modo più significativo. Ciò contribuisce a instaurare una relazione di fiducia e a un branding più sostenibile a lungo termine.</li>
<p></p></ol>
<p></p>
<p></p>
<h3 class="wp-block-heading">Neuromarketing e Neurobranding nei Contesti Agenzia</h3>
<p></p>
<p></p>
<p>Le agenzie di comunicazione che adottano tecniche di neuromarketing e neurobranding guadagnano un vantaggio competitivo nel panorama sempre più affollato della pubblicità online e offline. Nello specifico:</p>
<p></p>
<p></p>
<ul class="wp-block-list"><p></p>
<li><strong>Miglioramento del contenuto creativo </strong>: con la conoscenza degli effetti che vari elementi hanno sul cervello, i creativi possono ingegnerizzare contenuti che risuonano profondamente con l&#8217;audience target.</li>
<p></p>
<p></p>
<li><strong>Strategie Data-Driven</strong>: invece di affidarsi all&#8217;intuizione, le agenzie possono basare le strategie su dati reali che descrivono come i consumatori reagiscono emotivamente e cognitivamente agli stimoli.</li>
<p></p>
<p></p>
<li><strong>Risultati misurabili</strong>: l&#8217;uso di tecniche neuroscientifiche permette di misurare il successo delle campagne in maniera più accurata, ad esempio attraverso l&#8217;attenzione, l&#8217;emozione e la memorizzazione.</li>
<p></p>
<p></p>
<li><strong>Innovazione costante</strong>: adottando un approccio basato sulle neuroscienze, le agenzie rimangono all&#8217;avanguardia, sfruttando le ultime scoperte per rimanere rilevanti e innovativi.</li>
<p></p></ul>
<p></p>
<p></p>
<p>Il neuromarketing e il neurobranding rappresentano passi fondamentali verso un futuro in cui la comunicazione sarà personalizzata, efficace e, soprattutto, eticamente responsabile. Le agenzie di comunicazione che investono in queste tecniche non solo ottengono una maggiore comprensione dei bisogni dei consumatori, ma dimostrano anche un impegno verso pratiche di mercato autentiche e trasparenti.</p><p><span style="color: var( --e-global-color-text ); font-size: var(--bodyfontsize); letter-spacing: var(--bodyletterspacing); text-transform: var(--bodytexttransform); background-color: var(--nv-site-bg);"><b>Se vuoi saperne di più o ospitare una mia masterclass, contattami o acquista per leggere subito&nbsp;</b></span><a href="https://www.amazon.it/Neuromarketing-Ascoltare-persone-costruire-efficaci/dp/8836011195/ref=asc_df_8836011195/?tag=googshopit-21&amp;linkCode=df0&amp;hvadid=610955769573&amp;hvpos=&amp;hvnetw=g&amp;hvrand=16278633069038307449&amp;hvpone=&amp;hvptwo=&amp;hvqmt=&amp;hvdev=c&amp;hvdvcmdl=&amp;hvlocint=&amp;hvlocphy=9181242&amp;hvtargid=pla-1946266841440&amp;psc=1&amp;mcid=63621eda8d1a3ffd8793060e00090e48" target="_blank">Neuromarketing etico</a><span style="color: var( --e-global-color-text ); font-size: var(--bodyfontsize); letter-spacing: var(--bodyletterspacing); text-transform: var(--bodytexttransform); background-color: var(--nv-site-bg);"><b>!&nbsp;</b></span><br></p>
<p></p>
<p><div class="wp-block-post-author"><div class="wp-block-post-author__avatar"><img alt='' src='https://secure.gravatar.com/avatar/12096781164b04662073c3a8fc3e2e68?s=48&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/12096781164b04662073c3a8fc3e2e68?s=96&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-48 photo' height='48' width='48' /></div><div class="wp-block-post-author__content"><p class="wp-block-post-author__byline">Brand Strategist &amp; Neurobrand specialist</p><p class="wp-block-post-author__name">Simona Ruffino</p></div></div></p>
<p><div class="wp-block-post-author-biography">Brand Strategist &amp; Neurobrand specialist.
Consulente, speaker e formatrice. Esperta di costruzione di brand identity, strategie di comunicazione e neurobranding. 
Premio all'eccellenza della comunicazione italiana nel 2015. Promotrice del Capitalismo Umanistico, di impresa etica e del Diritto all'Imperfezione. 

Autrice di "Neuromarketing Etico" Ed. Hoepli e "Non tutto è come appare. Contro la cultura della manipolazione" Ed. Apogeo Gruppo Feltrinelli. Scrive per Il Sole 24 ore; Il Fatto Quotidiano, Domani.</div></p>								</div>
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		<title>Economia del bene comune e neuroscienze. </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 09:39:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo cambia ad un passo più svelto della politica. A quanto pare in questo tempo nuovo i brand hanno acquisito un potere assai più rilevante di cambiare il mondo e di educare intere popolazioni di quanto riesca a fare la politica negli scenari mondiali. Sostenibilità, diritti umani, gender gap, femminile autorevole, equità sociale, tutela&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/economia-del-bene-comune-e-neuroscienze/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Economia del bene comune e neuroscienze. </span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il mondo cambia ad un passo più svelto della politica.</strong></h2>



<p>A quanto pare in questo tempo nuovo i brand hanno acquisito un potere assai più rilevante di cambiare il mondo e di educare intere popolazioni di quanto riesca a fare la politica negli scenari mondiali. Sostenibilità, diritti umani, gender gap, femminile autorevole, equità sociale, tutela dei più deboli: questi sono i temi determinanti che muovono l’orientamento alla scelta dei consumatori e che si fanno bandiera dell’agire strategico di moltissime aziende. Infatti, <strong>se la politica promette e spesso non mantiene</strong>, <strong>utilizzando il linguaggio e le neuroscienze applicate con scopi talvolta manipolatori,</strong> <strong>i brand si fanno precursori e sembrano essere capaci di stare maggiormente all’ascolto dei bisogni delle persone.</strong> Il neuromarketing, infatti, indaga per consentire identità, obiettivi, prodotti e servizi che possano essere realmente utili senza indurre a bisogni predeterminati. Cosa c’è di più funzionale che raccogliere dati qualitativi per offrire alle persone quello che viene da loro richiesto? In un’epoca in cui cittadini e i consumatori sono maggiormente evoluti e consapevoli, i modelli di sviluppo che hanno considerato l’umano come mero acquirente e hanno operare nell’ottica dell’arricchimento di pochi a scapito dei più, sembrano vacillare. Sebbene il mondo continui a muoversi nella direzione dello sviluppo e del capitalismo esasperato, quest’ultimo trova sempre più obiezioni e opportunità nel senso opposto di marcia. Gli imprenditori sono più preparati e predisposti al cambiamento di quanto lo siano intere classi dirigenti e assumono un atteggiamento critico nei confronti delle pratiche di sviluppo economico perpetuate negli ultimi decenni e si danno nuove priorità.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">I brand cambiano il mondo</h2>



<p>È un dato di fatto: in questo scenario assai mutato il paradigma delle identità d&#8217;impresa si fa protagonista dei cambiamenti della società mettendo in discussione il modello capitalistico che siamo abituati a frequentare da anni.&nbsp;</p>



<p>Proprio recentemente un veterano dell’industria italiana come <strong>Carlo De Benedetti</strong> ha preso una posizione netta su questo tema in un libro dal titolo “Radicalità, il cambiamento che serve all’Italia”. De Benedetti, nonostante sia stato uno dei protagonisti della scena dello sviluppo del Paese negli anni in cui il concetto stesso di grande impresa non andava proprio a braccetto con i valori dell’umanesimo, oggi ritiene che non possa esistere uno sviluppo sano delle economie e delle società senza la tutela del bene comune. Pone al centro due obiettivi: la salvezza del pianeta e la dignità del lavoro. Altra notizia recentissima è il record di utile netto ed incassi per il brand <strong>Brunello Cucinelli</strong> (con un previsionale per il 2023 di un + 12-15% sui ricavi). Cucinelli è considerato nel mondo l’uomo del capitalismo umanistico, investe in opere sociali, nella tutela della bellezza, ridistribuisce il valore dentro e fuori la sua azienda. I numeri che riesce a generare sono la dimostrazione che si può ambire a fatturati a moltissimi zeri anche quando la vision e la mission dell’azienda contribuiscono al benessere condiviso. Ma Cucinelli non è l’eccezione che conferma la regola perché crescono sempre di più in Italia le aziende, anche nella piccola e media impresa, che aspirano a identità benefit e che stanno costruendo una geografia dell’impresa evoluta.&nbsp;</p>



<p>Ce lo dicono i dati di EBC il movimento internazionale che propone un modello socioeconomico etico in cui l’economia mette al centro il benessere delle persone e del pianeta.&nbsp;Sappiamo adesso che molto di ciò che fino a ieri veniva archiviato sotto la voce “costo” può rivelarsi, invece, un formidabile atout nella costruzione dell’autorevolezza di un brand o nella fidelizzazione del pubblico, oggi più che mai, attento alle politiche inclusive o ambientaliste di un’azienda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Neuromarketing: uno strumento etico per l&#8217;economia del bene comune </h2>



<p>Le neuroscienze applicate motivano questo cambio di passo insegnandoci che, oggi più che mai, con la scalata dei social media come mezzo di comunicazione di massa, le persone scelgono cosa comprare e da chi. Questo per merito dei valori condivisi e della comunicazione. Le azioni di brand positioning mirano a consolidare e a divulgare la vision invece che il prodotto stesso. <strong>Oggi, le aziende riescono, grazie al neuromarketing, ad indagare eticamente i bisogni, i desideri e le attese del pubblico attivando procedure d&#8217;impresa, azioni concrete volte a migliorare il mondo, a sbriciolare stereotipi, a fare da detonatore a quelle procedure che sembravano incrollabili.</strong></p>



<p>E soprattutto le aziende riescono ad essere incisive in purpose che poi diventano fatti, diventano messaggi reiterati che non vengono smentiti e che, nella mente del pubblico, diventano prodotto cognitivo, ovvero una percezione che ha il superpotere di orientare le scelte e di farci sentire parte di qualcosa più grande di noi.&nbsp;</p>



<p>Potrebbe sembrare semplicistico asserire quindi che sarebbe necessario adottare un modello di sviluppo che corrisponda maggiormente alle persone e alle necessità del pianeta? Può sembrare utopistico aspirare ad un modello di principio etico che orienti l’agire delle imprese? Credo che la risposta sia no, perché i numeri, così tanto cari ai manager e agli investitori dimostrano che l’impresa etica sia utile oltre che funzionale. Che il bene comune è un principio che dovrà fare da bussola a quelle aziende, grandi e piccole, che vorranno continuare a presidiare e a crescere sul mercato. Se fino a qualche anno fa la comunicazione parziale rendeva il benessere condiviso un bisogno inconsapevole (e quindi non pungolato), adesso è una delle motivazioni per cui le persone orientano le loro azioni e le loro scelte di acquisto.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Siamo quindi chiamati a cercare un incremento di competenza: non basta più la tecnica a sostenere i nostri piani di crescita, perché è necessario affrontare le domande che ci vengono dal sociale, dall’orizzonte valoriale, in una parola, dall’<strong>umano</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/economia-del-bene-comune-e-neuroscienze/">Economia del bene comune e neuroscienze. </a> proviene da <a href="https://www.simonaruffino.it">Simona Ruffino</a>.</p>
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		<title>Brainy personas: il target evoluto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 11:33:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[neurobranding]]></category>
		<category><![CDATA[neuromarketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brainy personas, questo concetto inizia ad essere sempre di più al centro delle strategie di marketing e comunicazione. Il target, che ha imperato per decenni, sta lasciando spazio ad un concetto più evoluto, intelligente e umano di intendere le persone che entrano in contatto con i nostri brand. Il neuromarketing ed il neurobranding si stanno&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/brainy-personas/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Brainy personas: il target evoluto</span></a></p>
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									<p></p>
<p><strong>Brainy personas</strong>, questo concetto inizia ad essere sempre di più al centro delle strategie di marketing e comunicazione. </p>
<p></p>
<p></p>
<p>Il target, che ha imperato per decenni, sta lasciando spazio ad un concetto più evoluto, intelligente e umano di intendere le persone che entrano in contatto con i nostri brand. </p>
<p></p>
<p></p>
<p> Il neuromarketing ed il neurobranding si stanno finalmente imponendo come discipline guida del marketing e della comunicazione spostando l&#8217;asse dell&#8217;attenzione sui bisogni reali degli esseri umani, non considerandoli più come meri consumatori. </p>
<p></p>
<p></p>
<p>Kotler con il suo ultimo lavoro ha dato una grande mano di aiuto parlando di tecnologie a servizio dell&#8217;umanità e sostenendo a gran voce come il<strong> marketing 5.0</strong> sia la chiave capace di aprire le porte ad una nuova maniera di fare impresa. </p>
<p></p>
<p></p>
<p>Il termine brainy indica che abbiamo a che fare con i cervello, organo potente, unico e meraviglioso che fa di ogni essere umano un &#8220;uno&#8221; soggettivo calato nelle dinamiche sociali in cui vive. </p>
<p></p>
<p></p>
<p class="has-medium-font-size">Andare ad indagare le brainy personas significa mettersi all&#8217;ascolto dei bisogni del nostro pubblico, comprendere quali siano i contesti emotivi e pratici in cui vive, avere a disposizione una lente di ingrandimento sulla sua realtà. Quindi niente più informazioni di primo grado: non ci limitiamo più a creare l&#8217;identikit demografico e abitudinale del target, non ci limitiamo a geolocalizzarlo e a sapere cosa ha studiato e che lavoro faccia. </p>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">BRAINY PERSONAS Come lavorare</h2>
<p></p>
<p></p>
<p>Bisogni, percezioni, emozioni e sentimenti. Sembrano &#8220;oggetti&#8221; difficilmente tacciabili, e se è vero che l&#8217;indagine può essere quantitativa e qualitativa è anche vero che le piccole aziende possono avvalersi di una ricerca predittiva. </p>
<p></p>
<p></p>
<p>Questa analisi sarà un&#8217;arma potente per delineare il profilo delle nostre persone e redigere poi strategie capaci di essere un indicatore abbastanza preciso delle modalità e decisioni di acquisto e affezione. </p>
<p></p>
<p></p>
<ul class="wp-block-list">
<li>Sentiment analisys </li>
<li>test di reaction attraverso lo studio della comunicazione dei competitor </li>
<li>indagine della risposta emotiva </li>
</ul>
<p></p>
<p></p>
<p>questi sono i tre principali campi su ci si deve muovere per ottimizzare l&#8217;identikit delle brainy personas. </p>
<p></p>
<p></p>
<h2 class="wp-block-heading">CREare affinità, sviluppare identità e contenuti</h2>
<p></p>
<p></p>
<p>Identificare con precisione le brainy personas non è utile solo per ottimizzare il funnel di acquisizione, ma è indispensabile per costruire la proprie identità di brand in mondo che possa essere percepita nella maniera più congrua possibile. </p>
<p></p>
<p></p>
<p>Creare un touch point tra l&#8217;archetipo di identità e le personas vuol dire far collimare i principali punti di riferimento valoriali e costruire comunità dai principi condivisi. Anche il <strong>content</strong> ne troverà dei vantaggi: attraverso la conoscenza che ricaveremo delle nostre persone potremo costruire contenuti capaci realmente di essere utili, di dare risposte e di creare autorevolezza e prodotto cognitivo.</p>
<p></p>
<p></p>
<p>Le neuroscienze, attraverso la palette di competenze disciplinari che riescono a mettere insieme, si stanno rivelando una risorsa davvero imprescindibile. Mescolare e allineare le competenze in psicologia cognitivo-comportamentale, neurologia, filosofia, marketing e le discipline plurali della comunicazione è la formula in grado di far convergere le esigenze del business a quelle etiche. </p>
<p></p>
<p></p>
<p>Un tempo questo binomio sembrava inconciliabile. Oggi le aziende, invece, possono fare la differenza e determinare che le persone vengano considerate il fine e non lo strumento dei loro affari. </p>
<p></p>
<p></p>
<p><strong>Aprirsi ad una maniera umana ed umanistica di intendere le imprese significa avere già un piede nel futuro. </strong></p>
<p></p>
<p></p>								</div>
				</div>
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		<title>la potenza dei colori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 07:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
		<category><![CDATA[neurobranding]]></category>
		<category><![CDATA[neuromarketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I colori sono potenti perché sono capaci di esprimere i nostri stati d&#8217;animo. Nella costruzione di brand la scelta dei pantoni è determinante per il posizionamento stesso, ma dopo anni di lavoro, sono arrivata alla conclusione che, anche per quanto riguarda i colori vi sono delle stereotipie che dovrebbero essere superate. La psicologia dei colori&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/la-potenza-dei-colori/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">la potenza dei colori</span></a></p>
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<p><strong>I colori sono potenti perché sono capaci di esprimere i nostri stati d&#8217;animo.</strong> Nella costruzione di brand la scelta dei pantoni è determinante per il posizionamento stesso, ma dopo anni di lavoro, sono arrivata alla conclusione che, anche per quanto riguarda i colori vi sono delle <strong>stereotipie che dovrebbero essere superate</strong>. </p>



<p>La psicologia dei colori che, più o meno tutti abbiamo presente, esamina i colori in relazione al comportamento umano indicandoci come una certa tonalità sia capace di generare reazioni positive o negative e, ancora più nello specifico, avvicini le persone ad un certo brand o prodotto creando percezioni, opinioni e, perché no, orientamento maggiore all&#8217;acquisto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">LA POTENZA DEI COLORI NELLA COSTRUZIONE DELLA BRAND IDENTITY.</h2>



<p>Il colore è potente perché, se utilizzato correttamente, crea<strong> riconoscibilità</strong> ed <strong>identità</strong>. Differenzia sostanzialmente un brand da un altro e crea un&#8217;immagine chiara dentro il nostro cervello che diventerà capace nel tempo di associare quel pantone al brand stesso. Pensa a <a href="http://www.netflix.it">Netflix</a>! </p>



<p>Ma i colori, ancora di più in questo tempo di frenetica comunicazione social diventano la chiave di ottimizzazione dei nostri contenuti. Utilizzarli correttamente associati a dei layout personalizzati anche nella comunicazione online è imprenscindibile. </p>



<p><strong>La stereotipia che va superata</strong>, secondo la mia esperienza, <strong>è la distinzione netta tra i colori caldi e quelli freddi e la loro reattività sulla percezione umana</strong>. Mi spiego meglio: se è vero che in linea di massima <em>i colori caldi vengono percepiti come positivi, eccitanti, accoglienti ed, invece, quelli freddi, come istituzionali, seri, pacati, è anche vero sono <strong>intimamente legati alla sfera delle esperienze personali di ogni singolo individuo. </strong></em></p>



<h3 class="wp-block-heading">Ma come si può fare a comprendere quali siano i colori giusti per la nostra identità di brand e per la nostra comunicazione? </h3>



<p>Bisogna<span class="highlight"> <strong>analizzare in maniera puntuale categorie di pubblico similari a quelle che intendiamo coinvolgere nella nostra comunicazione</strong></span><strong>.</strong> In tal senso gli stessi <strong><em>social media</em></strong> ci aiutano attraverso <strong><em>i test di advertising</em></strong> perché riescono a fornirci metriche di gradimento dello stesso messaggio declinato con pantoni e forme differenti. </p>



<p>Inoltre, ritengo che un altro aspetto importante sia quello di associare ai colori pattern, simboli e format capaci di collaudare gli schemi riconoscibilità nella mente delle persone. </p>



<p>Provare a differenziarsi vuol dire anche provare ad <strong>uscire dagli stereotipi simbolici di categoria</strong>: il verde per il green, il nero o il bordeaux per il luxury, il giallino pallido per il pane o similari. Vale la stessa cosa per i pittogrammi ed i naming eh! </p>



<p>I colori sono una corrispondenza tra l&#8217;intenzione e la reazione. Devono attivare l&#8217;attenzione e stimolare <a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/neurobranding-e-percezioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">percezioni</a> (qui trovi un articolo sull&#8217;argomento) con la capacità di costruire una cosa difficile: <strong>la relazione tra il brand e lo stato emotivo e cognitivo delle persone</strong>. </p>



<p>Per questo dobbiamo uscire dal retaggio del pantone utilizzato sempre e comunque in maniera inequivocabile: dobbiamo essere capaci di distinguerli e di sceglierli in base alle campagne, alle linee di prodotto e persino seguendo gli andamenti sociali ed i bisogni di chi entra in contatto con la nostra comunicazione. </p>



<p>Ma, soprattutto, non dobbiamo mai sceglierli e utilizzarli secondo i nostri parametri personali perché potrebbe essere un errore fatale per la nostra comunicazione. </p>



<p><em>In qualche maniera dobbiamo accomodare le nostre scelte di identità alle esigenze del pubblico per poter utilizzare il neurobranding ed il neuromarketing nella maniera corretta: ottimizzando cioè i risultati senza creare nuovi bisogni e senza che si attivi un processo di manipolazione. </em></p>


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		<title>Cari ragazz* vi scrivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2021 17:24:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[la content academy]]></category>
		<category><![CDATA[neurobranding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cari ragazz*, stiamo per iniziare un lungo viaggio insieme, non so voi ma io sono emozionata e carica di aspettative. Gli amici de La Content quest&#8217;anno mi hanno chiesto di andare oltre la mia masterclass di neurobranding e neuromarketing, quindi sarò io ad accompagnarvi come coach del corso Social media e Multimedia Producer cercando di&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/cari-ragazz-vi-scrivo/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Cari ragazz* vi scrivo</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cari ragazz*, </p>



<p>stiamo per iniziare un lungo viaggio insieme, non so voi ma io sono emozionata e carica di aspettative. Gli amici de <a href="https://lacontent.it/academy/la-classe/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Content </a>quest&#8217;anno mi hanno chiesto di andare oltre la mia masterclass di neurobranding e neuromarketing, quindi sarò io ad accompagnarvi come coach del corso Social media e Multimedia Producer cercando di essere la colla e la forbice che dovrà tessere la trama della competenza e della maniera (attenzione questa è una parola importante!) di fare questo mestiere. </p>



<p>Ho pensato a lungo a quello che io, tanti anni fa, avrei voluto imparare con un aiutino in più e sono arrivata alla conclusione che al di là della tecnica, delle teorie, delle ottimizzazioni, degli strumenti, (di cui parleremo accuratamente) qualcuno avrebbe dovuto aiutarmi a collaudare la VISIONE. </p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Per questo io, quest&#8217;anno, proverò ad insegnarvi l&#8217;UTOPIA.</strong></h4>



<p class="has-text-align-left">Per anni ci hanno detto che per fare marketing e comunicazione dovevamo essere bravi a saper raccontare il prodotto. Per carità è vero, ma un brand non è solo questo. <strong><em>Il brand è l&#8217;utopia stessa. Il brand è la maniera, il progetto, il superamento del limite. Il brand è la capacità di guardare al di là della siepe, è il metodo con cui si pensa e si contribuisce a creare identità, abitudini, bisogni, desideri e immaginari. E lo si fa attraverso ogni &#8220;gesto&#8221; della nostra comunicazione</em></strong>.</p>



<p>Pensare di mettere in piedi strategie di comunicazione e posizionamento nella costante gara del prodotto migliore &#8211; con una narrazione concentrata sulle caratteristiche del prodotto stesso o, peggio ancora sul prezzo &#8211; contribuisce a spogliare le imprese del valore più alto e costringe noi professionisti a non fare un lavoro degno di nota. </p>



<p>Uso spesso la parola UTOPIA e lo faccio tenendo bene a mente Bloch. </p>



<p class="has-text-align-center">L&#8217;utopia di cui tratta Bloch rimanda solo genericamente al significato che il termine assumeva negli autori rinascimentali poiché per lui l&#8217;utopia non vuole intendere un contenuto utopistico, vale a dire impossibile perché privo di una qualsiasi base reale, senza un&#8217;effettiva possibilità di realizzazione, ma un contenuto utopico, non chiaramente determinabile di per sé, <strong><em>ma possibile, indicante la strada da percorrere per raggiungere un obiettivo lontano ma conseguibile</em></strong>; se si parlasse in termini politici, l&#8217;utopia di Bloch potrebbe essere assimilata a un programma politico a lunghissima scadenza.</p>



<p>E voi adesso starete pensando: cosa c&#8217;entra l&#8217;utopia con il neurobranding ed il neuromarketing? Cosa c&#8217;entra l&#8217;utopia con i social media e con i contenuti? C&#8217;entra! </p>



<p>C&#8217;entra perché lavoriamo per le persone e con le persone, non solo utilizzando le neuroscienze, <strong>ma scegliendo l&#8217;umano come approccio al come e al cosa fare. </strong></p>



<p>Per questo non avremo paura di camminare su strade che qualche volta non saranno ben asfaltate, sapremo imparare reciprocamente ad ascoltare, ad avere a che fare con qualcosa che vale molto di più di uno strumento. Maneggeremo le idee, le emozioni, le direzioni, <strong>impareremo ad imparare</strong> e a lavorare insieme anche da luoghi molto distanti tra di loro. </p>



<p>Impareremo a confrontarci e ad andare oltre il consueto. <strong>Ecco, sonderemo l&#8217;inconsueto, nuoteremo nell&#8217;ordinario e costruiremo ponti nello stra-ordinario. </strong></p>



<p>O almeno ci proveremo. Che poi, almeno a me, questo lavoro ha insegnato che a furia di provare e di sbagliare si diventa bravi a far sembrare facili anche le cose difficili. E molto di quello che mi sembrava utopia oggi è un fatto. Un fatto vero. <br>Uno di questi lo state leggendo: dieci anni fa mi sarebbe sembrato impossibile che qualcuno potesse chiedermi di fare da guida a qualcun altro. Invece eccomi qui. </p>



<p>Ci vediamo in classe. <br>Prestissimo.  </p>



<p></p>



<p>PS: Grazie a Cristiano, Alessandro, Luisa e Marco per aver pensato a me. </p>


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		<title>5 motivi per cui il marketing e la comunicazione falliscono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 13:04:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[neurobranding]]></category>
		<category><![CDATA[neuromarketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il marketing e la comunicazione molto spesso falliscono. Non è una novità: mi trovo frequentemente a dover intervenire in situazioni in cui del brand resta pressapoco il cadavere. I motivi possono essere molteplici ma, in questi giorni vista mare ci ho ragionato sù e ne ho individuati cinque che riassumono la mia esperienza. Mi piace&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/5-motivi-per-cui-il-marketing-e-la-comunicazione-falliscono/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">5 motivi per cui il marketing e la comunicazione falliscono</span></a></p>
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<p>Il <strong>marketing </strong>e la <strong>comunicazione</strong> molto spesso falliscono. Non è una novità: mi trovo frequentemente a dover intervenire in situazioni in cui del brand resta pressapoco il cadavere. <br>I motivi possono essere molteplici ma, in questi giorni vista mare ci ho ragionato sù e ne ho individuati cinque che riassumono la mia esperienza. Mi piace l&#8217;idea di metterla a tua disposizione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">MArketing e comunicazione: l&#8217;approccio</h2>



<p>In quasi 20 anni di lavoro ho capito che c&#8217;è una cosa che contraddistingue le aziende buone da quelle destinate ad arrancare:<strong> le persone, la loro cultura, il loro approccio al marketing e alla comunicazione.</strong> Sì, ok sono tre. Quando ero più giovane e le agenzie di comunicazione erano &#8220;creative&#8221; abbiamo procurato un gran danno: abbiamo educato gli imprenditori italiani all&#8217;idea che la comunicazione fosse un fatto semplice, una cosa abbordabile. Poi, abbiamo fatto ancora peggio, gli abbiamo fatto credere che gli automatismi fossero la soluzione per ottenere risultati. </p>



<p>Uso il plurale perché anche per me c&#8217;è stato un tempo di inconsapevolezza prima di affondare mani e piedi dentro le neuroscienze! 🙂 </p>



<p>Un approccio realistico e soprattutto orientato alla costruzione del proprio brand per le persone crea i presupposti affinché, nell&#8217;organizzazione complessa, ogni azione &#8211; che sia di brand positiong, di brand identity o di promozione &#8211; diventi virtuosa ed efficace. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I brand non sono prodotti</h2>



<p>Il marketing e la comunicazione falliscono perché troppo spesso vengono utilizzati esclusivamente per vendere prodotti. <strong>I prodotti non sono il centro del successo delle aziende. </strong><br>E&#8217; il come li si comunica che riesce a fare la differenza. La brand identity vale molto più del prodotto e consente all&#8217;azienda di evolversi insieme ai cambiamenti della società e ai bisogni delle persone. La tecnica della promozione ad oltranza di un prodotto finalizzato alla vendita risulta inefficace al 90% delle volte. </p>



<h2 class="wp-block-heading">LA CREATIVITà senza strategia è uno spreco</h2>



<p>Se è vero che il nostro cervello ha bisogno di essere colpito nel suo punto più determinante ( il cervello primitivo) è altresì vero che dobbiamo sapere come farlo. Quello che ho notato essere l&#8217;errore più grande è che gli imprenditori e i responsabili marketing delle aziende spesso autorizzano creatività che segue il loro gusto personale. <strong>La comunicazione non deve essere utile a noi, ma deve essere in linea con i bisogni e le percezioni delle nostre brand personas. </strong>La comunicazione e le strategie ad oggi possono essere predittive. Se vuoi saperne di più leggi <a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/neurobranding-e-neuromarketing/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo articolo. </a></p>



<h2 class="wp-block-heading">marketing e comunicazione falliscono perchè si sottovalutano (Ancora)</h2>



<p>Moltissime aziende ed imprenditori non hanno ancora chiaro quanto sia importante fare queste due attività e, soprattutto farle bene. Quando lavoravo prettamente per le piccole e medie imprese notavo che nei loro business plan mancava completamente la voce dedicata al marketing e alla comunicazione. Eppure oggi nessun&#8217;azienda può sopravvivere senza farle. Investire adeguatamente nella costruzione del brand e nella sua comunicazione è il primissimo ingrediente per fare funzionare gli affari. Sottovalutare queste attività destinandole a personale interno e non preparato vuol dire perdere tempo e denaro in azioni controproducenti. I<strong> brand sono reputazione e per costruirsela ci vogliono tempo e competenza. </strong>So che ti sembra che non stia dicendo nulla di nuovo, ma in realtà moltissime aziende sono davvero indietro con la loro educazione all&#8217;impresa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">IL DIGITALE NON è sufficiente</h2>



<p>Un brand comunica sempre in qualsiasi momento della giornata ed in ogni contesto. Relegare la comunicazione egli investimenti solo al digital è un errore. Il neurobranding insegna come i packaging, le esperienze offline (negli store per esempio), le azioni di purpose o di attivismo sociale (anche fuori dai contesti determinanti il business) siano necessari per il posizionamento. Le persone non sono solo consumatori. Le persone sono degli affidatari del nostro prodotto. Dobbiamo sapere interagire con loro e costruire link emozionali e di autorevolezza in ogni contesto. </p>



<p>Pensare a tutto questo può essere un primo passaggio di consapevolezza per raggiungere obiettivi migliori, più ponderati, etici e soprattutto per fare investimenti corretti. <br>Il marketing e la comunicazione spesso falliscono, ma se sono fatti e pensati a regola d&#8217;arte sono uno strumento potente per costruire. </p>





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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/5-motivi-per-cui-il-marketing-e-la-comunicazione-falliscono/">5 motivi per cui il marketing e la comunicazione falliscono</a> proviene da <a href="https://www.simonaruffino.it">Simona Ruffino</a>.</p>
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		<title>l&#8217;autorevolezza passa dal contesto</title>
		<link>https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/quando-lautorevolezza-passa-dal-contesto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 11:11:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[brand positioning]]></category>
		<category><![CDATA[neurobranding]]></category>
		<category><![CDATA[Personal Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;autorevolezza passa dal contesto, è vero. Negli ultimi anni abbiamo visto l&#8217;incrementarsi delle piattaforme social media e su di esse un gran numero di professionisti e brand attivare le loro strategie di brand positioning. Essere presenti non è però sufficiente affinché l&#8217;obiettivo della costruzione del prodotto cognitivo si realizzi. Una cosa importante che alcuni sembrano&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/quando-lautorevolezza-passa-dal-contesto/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">l&#8217;autorevolezza passa dal contesto</span></a></p>
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<p>L&#8217;autorevolezza passa dal contesto, è vero. Negli ultimi anni abbiamo visto l&#8217;incrementarsi delle piattaforme social media e su di esse un gran numero di professionisti e brand attivare le loro strategie di brand positioning. Essere presenti non è però sufficiente affinché l&#8217;obiettivo della costruzione del prodotto cognitivo si realizzi. </p>



<p>Una cosa importante che alcuni sembrano non tenere presente è che l<strong>a comunicazione non riesce ad essere efficace a prescindere dal luogo in cui viene immessa. </strong></p>



<p>Le abitudini di fruizione e il grado di attenzione necessaria per cogliere il focus comunicativo variano di piattaforma in piattaforma, per questo è importante saper identificare il dove ed il come in maniera estremamente puntuale. </p>



<p>Se non facciamo questo passaggio antecedente corriamo il rischio di non ottimizzare i tanti sforzi di comunicazione e di strategia: l&#8217;autorevolezza e la percezione dei nostri contenuti ( e di conseguenza del nostro brand e del nostro personal brand) passano esattamente dal grado di attenzione che riescono a catturare. </p>



<h2 class="wp-block-heading">autorevolezza e contesto</h2>



<p><strong>Nicolás Gómez Dávila</strong> scriveva che &#8220;La suprema qualità di uno stile è l&#8217;autorevolezza&#8221;, ma questa può essere interpretata in maniera differente, appunto, sui diversi canali in cui la espliciti. Per esempio da un pò di tempo a questa parte ho smesso di utilizzare il mio profilo Facebook per divulgare il mio materiale di neurobranding e neuromarketing affidando questa mansione solo al mio <a href="https://www.simonaruffino.it/the-branding-network/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruppo Chiuso</a> e al Canale Telegram. Su LinkedIn produco solo alcuni tipi di contenuti e su Instagram altri, ovviamente in formati diversi e indirizzati a target differenti. </p>



<p>Ma l&#8217;approfondimento lo regalo solo alle persone che hanno chiesto di riceverlo iscrivendosi e partecipando nei luoghi preposti. Tutto questo perché il mio profilo Facebook non era il posto giusto dove invitare le persone a parlare di branding e di neuroscienze. Ovviamente per il mio target. </p>



<p>Essere autorevoli vuol dire avere sufficiente credibilità nella propria materia, diventare un punto riferimento, avere costruito una community di persone che sanno di potersi fidare della tua competenza e, perché no, che scelgono di affidarsi a te. </p>



<p>Quanto si scrive o si pubblica è una metrica secondaria per la costruzione dell&#8217;autorevolezza. <br><strong>Tutto questo vale tale e quale per i brand che vedo ancora troppo spesso in consulenza, fare una lunga corsa verso il presidio quotidiano dei canali senza badare a come ed al cosa comunicano. </strong></p>



<p>Quindi, l&#8217;autorevolezza passa dal contesto. E aggiungo che in ogni tipo di contenuto la potenza neuropercettiva &#8211; quindi l&#8217;impatto che riesce ad avere nelle persone che vi entrano in contatto &#8211; è fondamentale per riuscire ad ottenere dei buoni risultati. </p>



<p>Chiediamoci quindi se quello che facciamo per mettere in collegamento il nostro brand o la nostra competenza con le persone sia allineato al contesto in cui loro se lo aspettano! </p>


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		<title>Neurobranding e la conquista dell&#8217;attenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Ruffino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 09:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[pillole di brand]]></category>
		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[neurobranding]]></category>
		<category><![CDATA[neuromarketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il neurobranding è uno strumento indispensabile per la conquista dell&#8217;attenzione. Sappiamo molto bene quanto sia complicato catturarla invasi come siamo, ogni minuto da stimoli continui. La verità è che per noi esseri umani l&#8217;attenzione &#8211; soprattutto quella visiva- viene attivata senza alcuno stimolo cosciente. Si accende e si spegne in continuazione. Per questo è indispensabile&#8230;&#160;<a href="https://www.simonaruffino.it/pillole-di-brand/neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Neurobranding e la conquista dell&#8217;attenzione</span></a></p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="640" src="https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2021/06/Neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione-01-1024x640.png" alt="Simona Ruffino Neurobranding" class="wp-image-1598" srcset="https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2021/06/Neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione-01-1024x640.png 1024w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2021/06/Neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione-01-300x188.png 300w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2021/06/Neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione-01-768x480.png 768w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2021/06/Neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione-01-1536x960.png 1536w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2021/06/Neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione-01-2048x1280.png 2048w, https://www.simonaruffino.it/wp-content/uploads/2021/06/Neurobranding-e-la-conquista-dellattenzione-01-1280x800.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Il neurobranding è uno strumento indispensabile per la conquista dell&#8217;attenzione. </p>



<p>Sappiamo molto bene quanto sia complicato catturarla invasi come siamo, ogni minuto da stimoli continui. La verità è che per noi esseri umani l&#8217;attenzione &#8211; soprattutto quella visiva- viene attivata <strong>senza alcuno stimolo cosciente</strong>. Si accende e si spegne in continuazione. Per questo è indispensabile costruire messaggi capaci di accenderla e di attivare quella parte del nostro cervello che viene sedotta dai messaggi in maniera istintiva e veloce per poi accompagnarli nella parte razionale (neocorteccia). </p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione che cos&#8217;è e come funziona</h2>



<p>E&#8217; importante premettere che l&#8217;attenzione consuma ossigeno e glucosio nel cervello, per questo possiamo definirla come l&#8217;<em>energia mentale che utilizziamo per elaborare uno stimolo. <br>Più energia sarà necessaria e meno l&#8217;attenzione sarà attivata in maniera efficace. </em></p>



<p>Questa è stata suddivisa in due tipologie: <br>&#8211; <strong>ATTENZIONE SELETTIVA</strong>: quella che attiviamo noi e risponde ai nostri comandi <br>&#8211; <strong>ATTENZIONE RIFLESSA</strong>: quella che viene attivata dall&#8217;esterno, cioè viene attratta da qualcosa</p>



<p>Bene, il neurobranding ci aiuta molto a costruire messaggi e prodotti comunicativi capaci di attivare soprattutto in prima battuta l&#8217;attenzione riflessa. Immagina quindi di attivare l&#8217;attenzione suddividendo l&#8217;azione in almeno due fasi: </p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>FASE 1</strong>: quella in cui NON DEVI cercare la complessità e la completezza delle informazioni. L&#8217;impatto, visivo, sonoro, di significato deve essere immediato e irrazionale. Immaginatelo come un colpo di fulmine, un&#8217;attrazione fatale! 🙂 </li><li><strong>FASE 2</strong>: quella in cui accompagnerai, con una seconda azione (magari indotta da una chiamata all&#8217;azione) all&#8217;approfondimento. </li></ul>



<p>Avrai così spostato l&#8217;elaborazione dello stimolo dal cervello primitivo alla neocorteccia che, in maniera più razionale si approccerà al tuo brand o al tuo prodotto/servizio. </p>



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<h2 class="wp-block-heading">Neurobranding come approccio di valore</h2>



<p>Dobbiamo essere consapevoli che comunichiamo e vendiamo alle PERSONE. E, sebbene le aziende ed i professionisti ne siano consapevoli, spesso continuano a commettere l&#8217;errore di sottovalutare i vantaggi che la costruzione di brand e di strategie di posizionamento riescono a portare attraverso questo approccio. </p>



<p>Il neurobranding e la conquista dell&#8217;attenzione sono strettamente collegate. <br>Neurobranding e neuromarketing  lavorano per indagare ed ottimizzare ogni step attraverso la semiotica, la psicologia cognitiva, la neurologia (etc), utilizzando al meglio ogni strumento ed ogni segmento del marketing e della comunicazione. Sono il pane quotidiano di qualsiasi realtà che desiderino davvero costruirsi come solide, performanti ed etiche. </p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>In teoria, la teoria e la pratica si equivalgono. In pratica non è così.</p><cite>Albert Einstein</cite></blockquote>



<p>Tienila a mente questa citazione, perché ti sarà utile quando sarai dovrai investire i tuoi budget. Non li sprecare in azioni senza senso. 🙂 </p>





<p></p>
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